Campodalbero e i suoi presepi
Vivere la magia del Natale e della tradizione in un ambiente montano unico? Ecco ciò che promette una escursione a Campodalbero di Crespadoro, in provincia di Vicenza, nell’alta Valle del Chiampo. Boschi, prati, vette delle Piccole Dolomiti, insediamenti umani sparsi in una manciata di contrade fanno da cornice ad uno spettacolo in cui sacralità, natura, tradizione, ospitalità creano una dimensione di sorprendente magia.
I presepi
Emblema della Natività cristiana, il presepe di San Francesco compie 800 anni. Nato in una grotta di montagna a Greccio (Lazio), ritrova a Campodalbero (VI) una naturale collocazione tra boschi, sentieri, cascate e torrenti. Il luogo, una valle chiusa, lontana dai flussi del turismo invernale caotico ed affollato, abitata solo da 35 persone e riscoperta da un esiguo nucleo di villeggianti, offre al visitatore una miriade di presepi, frutto dell’inventiva e maestria dell’intera comunità.
Campodalbero guarda al futuro
Da otto anni l’associazione Campodalbero guarda al futuro presieduta da Graziano Aldegheri dà vita a questa iniziativa. I presepi creati con ogni sorta di materiali, sono opera della piccola comunità ma anche delle scuole dell’intera vallata e di alcune associazioni che si occupano di disabilità. I presepi si trovano lungo un percorso ad anello di 10 km che si snoda in un sentiero di montagna interrotto, di tanto in tanto, dalle contrade e che confluisce nel paesino, posto nella parte più alta ed assolata dell’ampio territorio della frazione.
Il percorso
Gli amanti del trekking si possono cimentare in questa scampagnata o coloro ai quali piace vivere la natura montana in una dimensione autentica. Lo sforzo di percorrere un dislivello di 500 metri viene premiato dalla meraviglia di ciò che si può vedere. I presepi sono davvero belli, creati con sorprendente inventiva, originali per l’ accostamento di materiali e per la collocazione nei luoghi più disparati. La scena della Natalità è riprodotta in moltissimi modi della consueta tradizione, ma può esprimersi anche in immagini e forme più moderne o stilizzate.
Ospitalità
Singolare l’accoglienza dei visitatori che possono ammirare quanto li circonda in tante brevi soste. I ristori non mancano e sono davvero unici. Gli abitanti del luogo “aprono” le loro case permettendo di consumare spuntini rustici di prodotti gastronomici locali, o assaporare dolci tipici fatti al momento piuttosto che brulè o cioccolata calda. Non manca la possibilità di fare qualche acquisto natalizio. I mercatini che si trovano nelle contrade o nella piazza del paese vendono lane, decorazioni natalizie ed oggetti della manifattura locale che si può definire casalinga più che artigianale.
Un punto di ristoro lungo il percorso.
Il progetto si rinnova
La comunità di Campodalbero guarda davvero al futuro. Il progetto dei presepi quest’anno si amplia con la creazione, non ancora completata, di una serie di Murales. Ovvero grandi “quadri” che illustrano la storia di Maria dalla Annunciazione fino alla nascita di Gesù. “Si vuole ricreare una sorta di Presepe itinerante” -precisa il presidente della Associazione Graziano Aldegheri- “con l’allestimento di 12 murales che dal centro del paese, segnano le varie contrade fino ad arrivare alla contrada Zanconati con l’ultima opera che raffigura l’arrivo dei Re Magi. Si immagina che il visitatore raggiunga l’ultimo murales di sera quando in quella contrada ci si riuniva al caldo e si faceva il filò. Ognuno dei 12 murales racconterà le scene sacre in una ambientazione di vita di montagna, ricorderà i mestieri scomparsi, le tradizioni che non si vogliono dimenticare”.
Turismo e valorizzazione del territorio
Merita davvero una visita di una intera giornata il percorso dei presepi di Campodalbero. Lasciate le città caotiche, la corsa spasmodica all’acquisto, ci si abbandona ad una dimensione lenta ed intimista.
Esempio di come si possa attuare un rapporto con l’ambiente di rispetto e di sviluppo sostenibile, la piccolissima comunità incuneata nella valle di Chiampo ed attorniata dalle cime rocciose delle Piccole Dolomiti può essere un valido esempio della volontà di preservare il legame con i propri luoghi e di un modo per valorizzare un territorio senza stravolgerlo.
Emma Borella per LiveMedia24