
IL CASO BELLE STEINER, LA RECENSIONE
Un thriller che non tradisce il romanzo di Georges Simenon
Il caso Belle Steiner
Al cinema dal 13 marzo, con la regia di Benoît Jacquot, Il caso Belle Steiner è un thriller accattivante ed intenso che trasferisce degnamente su pellicola il romanzo di Georges Simenon da cui è tratto. Ambientato nell’attuale Francia di provincia, racconta la vita di una coppia di media età. Pierre (Guillame Canet), un insegnante di matematica e Cléa (Charlotte Gainsbourg), titolare di un negozio di ottica. Marito e moglie dai caratteri diversi. Pierre è schivo, poco propenso alla vita sociale a cui preferisce gli studi matematici mentre Cléa, giovale ed estroversa, è legata alla comunità di paese in cui tutti si conoscono e si frequentano. Accanto a loro la giovane Belle.
Sinossi
Pierre, Cléa e Belle si ritrovano a fine giornata, dopo poche battute ognuno si appresta a vivere la serata in modo diverso. Cléa accetta l’invito del sindaco della cittadina, Belle si reca al cinema, mentre Pierre decide di restare a casa, nel seminterrato dove ha lo studio, per continuare le sue ricerche e correggere i compiti dei suoi studenti. Inizia così Il caso Belle Steiner. Un thriller psicologico ambiguo fin dalle prime scene. Si dà per scontato di essere di fronte ad una famiglia naturale ed invece l’adolescente Belle è ospite della coppia, frequenta il liceo dove insegna Pierre ed è figlia di una amica di lei.
Nella serata piovosa, Belle rientra, al mattino dopo viene trovata cadavere in camera sua, completamente nuda, probabilmente vittima di un delitto a sfondo sessuale. Il primo sospettato dell’omicidio è Pierre che, nello stesso momento in cui Belle viene uccisa, è in casa.
Il trailer italiano
Recensione
Il personaggio chiave del film è indubbiamente Pierre, interpretato da un imperscrutabile Guillame Canet (all’attivo 48 film, ancora nelle sale il delicato Le occasioni dell’amore). Egli vive in una cittadina dove tutti si conoscono da molto tempo e si frequentano condividendo i loro vissuti. Al contrario Pierre è in un isolamento volontario, affascinato dal suo mondo di calcoli matematici. Preferisce il suo stanzino-studio alle chiacchiere dei salotti cittadini. La sera dell’omicidio è in casa ma non si accorge di nulla e reagisce alla notizia con indifferenza. E’ inevitabile che i sospetti di tutti cadano su di lui. E’ inusuale invece che Pierre sia tentato a divenire quella persona che gli altri gli attribuiscono e che lui dice di non essere.
Merito della sceneggiatura è proprio quello di scandagliare il tema psicologico del doppio e della ambiguità profonda della psiche. Chi è veramente Pierre? Egli appare completamente vuoto, estraneo alla propria esistenza che guarda scorrere in modo apatico. Anzi è davvero incuriosito di vivere la vita di questo fantomatico assassino, di provare un percorso tracciato dagli altri.
Il film è autobiografico? Il regista Benoît Jacquot è stato accusato dall’attrice Isild Le Besco di molestie sessuali, fisiche e psicologiche. Le accuse sono cadute con un proscioglimento in sede processuale. Tuttavia la vicenda deve avere segnato Jacquot e forse non è casuale questo suo ultimo film, ben fatto e molto interessante, ambiguo fino alla fine. Vita e arte coincidono? Dal tutto si dissocia la produzione che nei titoli di coda manda una DIDA in cui dichiara di essere contraria ad ogni molestia sessuale.
Benoît Jacquot
Il regista francese Benoît Jacquot (78 anni), dopo gli esordi, raggiunge la notorietà negli anni 90′. Partecipa alla Mostra del cinema di Venezia con Le septième ciel (1997) e con Pas de scandale (1999), mentre L’école de la chair (1998) viene presentato a Cannes. Nel 2000 fuori concorso a Venezia viene proiettato Sade, film accolto favorevolmente dalla critica. Nel 2005 fa parte della giuria del Festival di Cannes, mentre l’anno successivo è ancora a Venezia con L’intouchable. La sua ultima opera è Il caso Belle Steiner.
Emma Borella per http://LiveMedia24.com
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