LA CITTA’ PROIBITA DI GABRIELE MAINETTI

Mirabolante Mainetti

Il nuovo film di Gabriele Mainetti

Gabriele Mainetti porta al cinema il suo nuovo film, dopo Lo chiamavano Jeeg Robot (2015) e Freaks Out (2021). Con La città proibita, nelle sale dal 13 marzo, il regista romano alza l’asticella confezionando un film dal respiro internazionale. E’ tipico di Mainetti creare un cinema molto dinamico, sorprendente nelle suggestioni e citazioni autoriali, abilmente reinventate in nuove forme creative.

Il punto di partenza questa volta è il Kung Fu, la spericolatezza di combattimenti mozzafiato degni di Bruce Lee e del  migliore cinema di Tarantino, ambientati nel quartiere Esquilino di Roma. Una Roma proibita che pullula di vita multietnica, un po’ ai limiti della legalità.

Sinossi

L’ incipit in Cina, al tempo del figlio unico, imposto per legge ed eluso da una giovane famiglia in cui nascono due bambine Yun e Mei, profondamente legate tra loro. La minore Mei,  anni dopo, arriva a Roma alla ricerca della sorella maggiore e si ritrova in un bordello nascosto nel ristorante cinese La città proibita. Determinata nel suo obiettivo, Mei non conosce rivali, con incredibile  abilità  combatte con l’antica disciplina del Kung Fu e si tuffa come una saetta,  con coraggio, ad affrontare ogni avversario. Sulla sua strada si imbatte Marcello, cuoco nel ristorante romano di famiglia, gestito da  Lorena, rimasta sola dopo la scomparsa del marito Alfredo.

 

La città proibita

L’universo di Gabriele Mainetti pullula come sempre di suggestioni, rimandi, citazioni autoriali. La città proibita è frutto di una sceneggiatura mirabolante, scritta in poco più di due mesi, a più mani da Stefano Bises, (autore dei famosi Esterno notte e  Adagio), dal giovane Davide Serino  (Esterno Notte, Ti mangio il cuore)  nonché dallo  stesso spumeggiante regista.

Trionfo di puro cinema Action, in stile cinese alla Bruce Lee, La città proibita catapulta  il mondo cinese, così lontano, minaccioso e differente, nella nostra cultura più verace, in una Roma di un rione popolare folkloristico ma anche multietnico.  E  parte subito con un  ritmo mozzafiato.

Il primo combattimento condotto dalla incredibile stunt-woman  Yaxi Liu (Mulan), alle prese con il suo primo ruolo di attrice protagonista,  è un ottimo banco di prova registica, coadiuvata dalla impeccabile ed elegante fotografia di Paolo Carnera.

Accanto a  Mei Marcello, interpretato da un promettente  Enrico Borello a cui Mainetti affida il ruolo di coprotagonista. I due giovani sono stati scelti tra molti attori per la loro vicinanza con i personaggi del film. Yaxi Liu, in primis (Mei),  ha vissuto nella propria infanzia il dramma del figlio unico ed è cresciuta a “pane e Kung Fu” . La  stunt – attrice combatte davanti alla macchina con incredibile destrezza ed eleganza tecnica in una sorta di danza letale. Alla fine delle riprese Mainetti racconta che “era tutto un livido”, nonostante le protezioni e la sostituzione nelle parti più pericolose di una sua double.

Così il delicato Enrico Borrello ben rappresenta un personaggio arreso, dal destino segnato, un “lumacone” nascosto, opposto dal personaggio di Mei, che invece è fiera e coraggiosa. E come in ogni film coinvolgente che si rispetti, una storia d’amore segnerà i destini di due anime che pur differenti, si riconoscono.

Sabrina Ferilli nei panni di Lorena incarna alla perfezione la romanità e la forza di una donna dai sentimenti profondi. Annibale è forse il personaggio più complesso, quello che bisogna scoprire senza pregiudizi, egregiamente interpretato da Marco Giallini.

Per concludere

Il film distribuito da Piper Film è una scommessa per il regista Mainetti. Una nuova sfida per un largo pubblico che coniuga assieme arte e divertimento. Una sorpresa italiana di respiro internazionale. Finalmente un orizzonte di cinema che si allontana da ambientazioni cupe di decadenza e malcostume (Nostalgia di Mario Martone),  piuttosto che di atmosfere incantate di storia locale (Vermiglio), di grande pregio registico ma di scarsa risonanza nei confronti di una ampia platea  e di una prospettiva sovranazionale.

Emma Borella per http://LiveMedia24.com

 

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